Giuseppe Meroni
Giuseppe Meroni nacque a Vignate il 10 giugno 1901. Operaio meccanico, antifascista, dal 1926 al 1936 era stato esule in Francia, dove aveva conosciuto e lavorato con l’ex presidente della Repubblica Sandro Pertini. Rientrato in Italia nel 1937, l’anno successivo si sposava con Teresa Vittoria Ottolina, di Sant’Agata, andando ad abitare in quella frazione di Cassina de’ Pecchi, in un fabbricato noto come “ il palazzetto”. Giuseppe Meroni, durante la Resistenza faceva parte della rete organizzativa del PCI milanese. Era un “politico” e il suo compito consisteva nell’organizzare in Martesana gruppi di giovani partigiani, collegarli e fornir loro assistenza. I fascisti lo tenevano sotto sorveglianza; venne anche arrestato e portato alla caserma della Legione Muti di Melzo, dove, per farlo parlare, subì pesanti percosse.

Carta d’identità di Giuseppe Meroni, all’epoca vicesindaco di Cassina de’ Pecchi
Testimonianze raccolte
Giuseppe Comi, che fu partigiano della 105a brigata Garibaldi, distaccamento di Cernusco sul Naviglio: «Giuseppe Meroni di Sant’Agata era operaio a Milano. Mi ricordo di alcuni contatti avuti con lui qui a Cernusco. Ci vedavamo all’osteria del “Giuanìn Sirtori”, all’angolo tra piazza Gavazzi e l’attuale via Bourdillon, che era uno dei luoghi di ritrovo degli antifascisti. Col Meroni ci scambiavamo informazioni e ci accordavamo sulle azioni partigiane da intraprendere. Ricordo anche che, andando tutti e due a lavorare a Milano in bicicletta, spesso di mattina lo incontravo sulla statale».
Mario Banfi, uno dei fondatori della Cooperativa “La Speranza” di Cassina de’ Pecchi: «Io sono stato assessore a Cassina de’ Pecchi e Giuseppe Meroni era vicesindaco. Era un compagno molto valido, che aveva fatto tanto per organizzare la Resistenza in Martesana. I fascisti lo tenevano sotto sorveglianza; è stato anche arrestato e portato alla caserma della Muti di Melzo. Per farlo parlare l’hanno anche picchiato di brutto, ma inutilmente».
Amilcare Spagliardi, che nel 1945 aveva vent’anni e la cui famiglia abitava vicino a quella del Meroni: «Giuseppe Meroni era operaio in una ditta di Milano. Dopo la guerra si è saputo che era un militante del PCI e che era stato un organizzatore della Resistenza in Martesana. Era una persona stimata. A Cassina, nei primi anni del dopoguerra ha svolto attività politica e amministrativa. Poi si è trasferito a Gorgonzola».
Carlo Merlini, di Gorgonzola, che fu commissario politico della 105a brigata Garibaldi “Luigi Brambilla”, la cui testimonianza è particolarmente significativa perché ci dà la prova dell’importante ruolo che il Meroni aveva nell’organizzazione della Resistenza in Martesana: «Dopo l’8 settembre 1943, io mi rivolsi a un comunista, Giulio Abbiati, che abitava nel mio stesso caseggiato in viale Monza 102, a Milano, perché volevo andare a combattere in montagna. L’Abbiati mi propose, invece, di recarmi a Gorgonzola a organizzare squadre di sappisti. Mi mise in contatto con il responsabile del PCI dell’Est milanese, che a sua volta mi fece conoscere Giuseppe Meroni di Sant’Agata. La nascita del nostro distaccamento di Gorgonzola avvenne una domenica pomeriggio sotto il cascinotto del compagno Luigi Fossati, con la presenza dello stesso Fossati, del sottoscritto, di Paolo Ghezzi, Luigi Meroni, Francesco Bianchi, Giuseppe Meroni di Sant’Agata e di un compagno della federazione milanese del PCI. In quella riunione fu deciso di costituire il distaccamento di Gorgonzola e dar vita alla 105a brigata Garibaldi. Quando venni individuato dai fascisti, fu Giuseppe Meroni ad avvisarmi del pericolo. Il Meroni, che aveva avuto l’informazione grazie a una nostra spia infiltrata nella Muti, venne a casa mia, ricordo che era una domenica, e mi disse di mettere l’indispensabile in una valigetta e fuggire immediatamente».
Giuseppe Meroni fu, dunque, uno dei primi organizzatori della Resistenza in Martesana. Faceva parte della rete organizzativa del PCI ed era in contatto con il responsabile della zona, probabilmente certo Fabiani (“Pietro”). Zona che, allora, andava da Melzo a Oggiono.

Attestato in cui si certifica che Giuseppe Meroni fu operaio tornitore alla Isotta Fraschini
Testimonianza della figlia di Giuseppe Meroni, Ambrogia, nata nel 1940: «Mio padre era meccanico specializzato-tornitore. Ha lavorato, tra l’altro, alla Motomeccanica, alla Bianchi, alla fabbrica di automobili Isotta Fraschini. Poi, con l’avvento del fascismo, è andato esule in Francia per una decina di anni, dal 1926 al 1936, dove è entrato in contatto con molti esuli antifascisti, in particolare ha conosciuto e lavorato con l’ex presidente della Repubblica Sandro Pertini. Nel 1937 è rientrato in Italia e l’anno dopo si è sposato con mia madre, Teresa Vittoria Ottolina, che era di Sant’Agata. La famiglia di mio padre era originaria di Gorgonzola, poi si è trasferita a Vignate, dove mio padre è nato il 10 giugno 1901. A Sant’Agata abitavamo in un fabbricato conosciuto come “il palazzetto”. Mio padre, in gioventù aveva frequentato dei corsi professionali presso l’Istituto dei Martinitt, acculturandosi e imparando un mestiere. Era una persona dal carattere buono, schivo. Era credente, ma non sopportava l’alleanza della Chiesa col fascismo. È deceduto il 19 dicembre 1974 a Gorgonzola».
Giorgio Perego
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Franco De Ferdinando nacque a Milano il 14 maggio 1920. Fu partigiano della Divisione Perretta-Puecher in qualità di vicecomandante del distaccamento Eupilio, che operava nella Brianza comasca, da Erba a Cesana. Ricorda De Ferdinando:







Antonio Benelli nasce a Sergnano (Cremona) il 4 maggio 1905. Chiamato alle armi l’8 giugno 1925, in fanteria, viene mandato in congedo anticipato nell’agosto 1926 col grado di caporale mitragliere. Richiamato alle armi nel marzo 1939, viene dispensato nell’aprile successivo e ricollocato in congedo illimitato. Nel frattempo Antonio, operaio in una impresa di Milano, si è trasferito a Cernusco, in via Cavour 5, dove abita con la moglie Caterina Mazzucchi e i tre figli, Luciano, Mariangela e Giacomina. Nell’ottobre 1943 lascia Cernusco per andare a combattere, da partigiano, presso la N. 1 Special Force, un’unità del SOE-SOM (Special Operatios Executive – Special Operations Mediterranean) delle Forze armate britanniche. Il SOE è un corpo militare autonomo e volontario creato durante la seconda guerra mondiale con lo scopo di operare clandestinamente in territorio nemico abitato da popolazione almeno in parte amica. In Italia, fino a quel momento esclusa dalle operazioni del SOE, nell’ottobre 1943 arriva un’unità, la N. 1 Special Force, che si stanzia in Puglia, dove viene installata una base per organizzare operazioni nelle zone occupate dai nazifascisti, dando supporto alla resistenza armata al fine di potenziarla e ottenere la cooperazione per azioni di guerriglia e sabotaggio. Le missioni della N. 1 Special Force, al comando del colonnello Hewitt, sono composte da 217 militari britannici integrati da volontari italiani, tra cui, appunto, Antonio Benelli. Dell’ultima sua missione, la terza, troviamo notizia nel testo memorialistico Partigiani penne nere scritto da Enrico Martini, il mitico Mauri comandante della brigata partigiana autonoma 1° Gruppo Divisioni Alpine nell’Alto Monferrato. Mauri ricorda quando, il 3 agosto 1944, Benelli, nome di battaglia Antonio guastatore o Antonio paracadutista, viene paracadutato nelle sue formazioni in qualità di istruttore di sabotaggio insieme ad altri tre componenti: Mimmo Antonelli, capo missione, Giorgio, radiotelegrafista, e Mario, altro sabotatore. Così viene descritto:
Una lapide posta ad Agliano d’Asti ricorda i nomi degli otto caduti: Antonio-Antonio Benelli, Kyra-Arturo Daidola, Edo-Vittorio Amato, Tigre-Giuseppe Ghignone, Nello-Giuseppe Gullo, Romeo-Giuseppe Imerito, Veli-Giovanni Martinengo, Gino-Virginio Coppo.
